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Serata incredibile, notte fantastica! Terzo scudetto con quel triangolino tricolore che non vuol saperne di scucirsi dalle maglie giallorosse. Prima, e durante la gara, sugli spalti tanta, tanta gente, compresi donne e bambini. L'hockey è ancora uno sport anche per le famiglie.

L'avversaria. Il Val Pusteria? Tanto di cappello. Avversaria coi fiocchi, quadrata, tenace, volitiva, irriducibile; fosse stata a ranghi completi, non fosse stato commesso quell'imperdonabile errore tecnico, chissà come sarebbe andata.

Perfino tenera l'immagine di un grandissimo Mikko Strömberg che, dopo aver vanamente cercato di fermare il disco-scudetto di Intranuovo, non trova, in lacrime, la forza per rialzarsi dal ghiaccio; onore a questa avversaria che ha sicuramente vinto lo scudetto della sfortuna, falcidiata da assenze importanti, e che ha saputo onorare fino in fondo lo sport che li vede protagonisti, anche se perdenti dopo una finale che resterà nella storia anche per questo inedito record di durata di gara sei: 91 minuti e 6 secondi di gioco effettivo, per l'orologio 3 ore e 28 minuti, dalle 20.30 alle 23.58 di sabato 2 aprile 2011.

La gioia in campo. Non serve gara sette a Brunico, così come non era servita lo scorso anno in semifinale. Le premiazioni in campo sono state un tripudio; di fronte all'incommensurabile gioia in casa Asiago quasi stona, stride la proclamazione dell'infortunato difensore del Val Pusteria Matt Kelly come "Player of the year", riconoscimento andato lo scorso anno a Daniel Bellissimo.

Un'altra, storica tappa della storia dell'hockey giallorosso. Terzo scudetto, il secondo di fila. Incredibile.

Lo spogliatoio. Nello spogliatoio, ci mancherebbe, ci si scatena, liberando i freni inibitori a stento trattenuti sul campo. Arrivano in tempi diversi, uno dopo l'altro, dopo che in campo hanno sbrigato, tanto volentieri, lo straordinario fatto di commenti, sorrisi, autografi, foto, complimenti. Non si vedono lacrime ma tanti volti finalmente distesi, scaricati dal peso del dover e voler vincere. La birra la fa da padrona, ma non manca del buon prosecco; si accendono i pregiati sigari tolti da quella scatola che, ritualmente, ad inizio stagione Giovanni Pozzan regala e che é conservata gelosamente per questo momento.

Qualche urlo liberatorio scarica-tensione, poi "shave, shave" la corsa al lavandino, primo fra tutti il match winner Intranuovo, per liberarsi della barba da playoff ora diventata inutile.

Mantovani a ruota libera. Il presidente Mantovani è giustamente euforico a fine gara, ci mancherebbe, distribuisce elogi a piene mani, celebra il "mito" di questo Asiago costruito per vincere da un progetto preciso e corroborato dai fatti: in cinque anni due ultimi posti, poi il quinto ed ora due scudetti di fila. Il discorso non fa una piega. «Un progetto che continua, che va avanti - precisa - e l'anno prossimo ci batteremo ancora per confermare lo scudetto, ripartiremo di nuovo alla caccia della Continental Cup. Andremo avanti lavorando con grandi obiettivi, sulla stessa linea intrapresa e perseguita finora».

Mancanza di fairplay? Quando si tocca il tasto di gara 5 e al presidente Mantovani si prospetta l'accusa di mancanza di sportività e di fairplay sbotta. «Dal Brunico non accetto lezioni di sportività - afferma senza mezze parole - a ruoli invertiti avrebbero fatto la stessa cosa. Proprio da loro, poi, che nel 2007, dopo che alla prima di campionato su questo ghiaccio si era compiuta la tragedia di Darcy Robinson, si opposero alla nostra richiesta di poterlo rimpiazzare nell'organico.

Ed ancora lo scorso anno, in semifinale, quando nel riscaldamento pre-partita Vince Bellissimo (il fratello di Daniel, ndr), si sentì male e chiedemmo, a gara non ancora iniziata, di poterlo sostituire con Isabella (fermo in turnover) e ci fu stato negato. No, da loro no». «Alla fine abbiamo vinto noi ma il Val Pusteria è stata una degna, grande avversaria di questa finale che hanno disputato alla morte, facendoci penare questo scudetto.

Una grande squadra in campo, ma forse là si deve cambiare qualcosa d'altro».

Fonte Il Giornale di Vicenza, 4 aprile 2011

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